LA STANZA DEL CUORE / LUCA BEATRICE
omaggio a Léo Ferrè

Centro d'Arte Spaziotempo
Frittelli arte contemporanea Firenze 2002

leo ferre

la pittura come forma dell'anarchismo
alternativa al sistema del tutto uguale

La produzione recente di Uccio Biondi a Firenze è nel segno
di Leo Ferré, indimenticabile cantore dell'Anarchia, punto di riferimento per le coscienze critiche e non allineate che quotidianamente si interrogano, ma non si perdono, di fronte
al disastro politico e istituzionale nell'Italia di oggi. Non a caso i suoi quadri recenti risultano dominati dal rosso e dal nero e, nei titoli come nelle parole sparse all'interno della superficie dipinta, richiamano un mondo che solo gli ingenui e gli sprovveduti ritengono finito. C'è indubbiamente un che di romantico nella modalità usata da Biondi, in quel riemergere di vecchi e cari fantasmi che non abbandona mai la sua mano spingendola al limite della commozione, comunque alla ricerca di empatia: la ricorrente immersione di un concetto universale dentro un particolarismo biografico che muove dalla conoscenza del proprio vivere quotidiano; la coesistenza di più piani pittorici attraversati da un senso di precarietà subito visibile (lo scotch da pacchi con su scritto Fragile) oppure mimetizzata (il frequente ricorso alla calligrafia personale, corsiva e diaristica) a confondere ulteriormente il piano dell'immagine con quello della poesia. Biondi si serve di stili molto diversi e li può utilizzare comunque nella stessa opera: una pittura a campiture larghe, tendenti alla monocromia, e immagini ben definite, persino dal taglio fotografico; una gestualità non scevra dall'improvvisazione e il ritmo preordinato della ripetizione seriale. Comune denominatore dei suoi nuovi lavori è il corpo: una fisicità che può assumere fisionomie ancestrali, materne, luogo di ossessione privata del poeta/artista desiderante, per poi immergersi nella fruizione collettiva del corpo così come viene trasmessa dalle icone pubbliche del cinema (numerose citazioni che vanno dai suoi film e attori di culto, dall'Anna Karina di Godard alla giovanissima Liv Tyler di Bertolucci), della televisione, della pubblicità.
Nel tentativo di rintracciare un filo rosso (o nero, in onore all'Anarchia) nell'intero percorso del nostro artista scopriamo un incessante bisogno di libertà e questa cosa non può che far bene.